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COSCO e la riorganizzazione delle rotte marittime verso gli Stati Uniti:

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  Dall'ottobre dello scorso anno, il trasporto marittimo globale ha registrato uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi anni: la compagnia cinese COSCO Shipping, uno dei giganti del trasporto container nel mondo, ha avviato una revisione strutturale delle proprie rotte verso gli Stati Uniti per fronteggiare le nuove tariffe portuali statunitensi e un contesto geopolitico sempre più complesso. Tra la primavera e l’autunno 2025, l’Office of the United States Trade Representative (USTR) ha definito un piano di port fees — oneri che scattano per le navi «di origine cinese»: ovvero quelle di proprietà, operative o costruite in Cina — che hanno preso ufficialmente il via  dal 14 ottobre 2025. Le tariffe si basano sulla stazza netta del vettore (net tonnage) o sul numero di container trasportati, e sono destinate a crescere gradualmente nei prossimi tre anni, con l’obiettivo dichiarato di controbilanciare l’influenza cinese nella cantieristica e nella logistica marittima gl...

Solidarietà, resistenza e spazio pubblico: il caso palestinese tra diritto internazionale e censura del dissenso

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Nel dibattito pubblico contemporaneo sulla Palestina si è progressivamente affermata una dinamica preoccupante: la restrizione dello spazio legittimo di parola per chi esprime solidarietà al popolo palestinese o tenta di analizzare il conflitto al di fuori di cornici narrative rigidamente prescrittive. In numerosi contesti politici, mediatici e accademici, il sostegno ai diritti dei palestinesi viene sovente assimilato, in modo improprio e semplificatorio, a un sostegno alla violenza o al terrorismo, producendo un effetto di delegittimazione del dissenso che solleva seri interrogativi sullo stato della libertà di espressione nelle democrazie liberali. Questa tendenza appare tanto più problematica se collocata nel quadro del diritto internazionale, che da decenni qualifica la presenza israeliana nei Territori Palestinesi come una occupazione militare illegale, accompagnata da pratiche di colonizzazione, annessione de facto e discriminazione sistemica. Le risoluzioni del Consiglio di Sic...

La Cina, lo sviluppo e la ridefinizione dell’ordine economico internazionale

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  Nel contesto di un’economia globale segnata da rallentamento strutturale, frammentazione delle catene del valore e crescenti tensioni geopolitiche, la traiettoria di sviluppo della Cina rappresenta un caso analitico di particolare rilievo. La resilienza dell’economia cinese non può essere compresa ricorrendo esclusivamente alle categorie del libero mercato, ma richiede un’analisi che tenga conto del ruolo centrale delle scelte politiche, della pianificazione strategica e della regolazione macroeconomica. In questo senso, l’esperienza cinese si colloca nella tradizione teorica che vede lo sviluppo come un processo storicamente situato e politicamente governato, piuttosto che come un esito spontaneo delle forze di mercato. Questa impostazione trova riscontro nei contributi classici dell’economia politica dello sviluppo.  Friedrich List aveva già messo in evidenza come la costruzione di un sistema produttivo nazionale richieda protezione selettiva e intervento statale nelle fas...

Massacro di Wounded Knee

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Il 29 dicembre 1890, a Wounded Knee, non si concluse solo una giornata di sangue: si chiuse simbolicamente un’epoca. Quel massacro, consumato nel Sud Dakota ai danni di oltre duecento Lakota — per lo più donne, bambini e anziani — rappresenta uno dei punti più tragici e rivelatori della storia dell’espansione statunitense verso il West. Non fu uno scontro tra eserciti, ma l’annientamento di una comunità già stremata, colpita mentre era accampata e praticamente disarmata. Il pretesto fu il controllo delle armi; la vera paura, invece, era un’altra.  La Ghost Dance , il rito che aveva ridato speranza a molti popoli nativi, non era un piano di guerra. Era una preghiera collettiva, una visione: il ritorno degli antenati, la rinascita della terra, la fine delle sofferenze. In un mondo distrutto da fame, deportazioni e trattati traditi, quella danza era un atto di resistenza spirituale. Ma per il governo degli Stati Uniti, e per l’esercito, ogni forma di identità non controllabile appar...

L'Europa sull'uso degli asset russi: Meloni frena.

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  In questi ultimi mesi il dibattito politico e finanziario all’interno dell’Unione europea si è concentrato su una delle questioni più spinose dall’inizio della guerra in Ucraina: cosa fare degli asset russi congelati in territorio europeo in seguito alle sanzioni imposte dopo l'avvio della guerra del 2022 e per anni lasciati fermi nei depositi bancari e nelle casse degli istituti di deposito come Euroclear a Bruxelles, dove sono custoditi oltre 180 miliardi di euro appartenenti alla Banca centrale russa. L’idea avanzata dalla Commissione europea, sostenuta da alcune capitali e da Bruxelles, è di sfruttare questa ingente massa di risorse non confiscate ma bloccate per creare una base finanziaria di riferimento da cui emettere un prestito di riparazione (“reparations loan”) che potrebbe fornire all’Ucraina fino a decine di miliardi di euro in immediata liquidità e aiutare Kiev a coprire spese militari e civili nel biennio 2026-2027, rimandando il rimborso a un futuro regime di comp...

Perché l’Iran ha sequestrato una petroliera statunitense nel golfo di Oman?

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  Il sequestro da parte dell’Iran di una petroliera statunitense nel Golfo di Oman, con il fermo dell’intero equipaggio, non può essere letto come un semplice atto isolato o come una provocazione fine a sé stessa, ma va inserito in una dinamica di pressione e contropressione che da anni caratterizza il confronto tra Teheran e Washington e che negli ultimi mesi ha coinvolto in modo sempre più diretto anche il Venezuela. Al di là delle motivazioni ufficiali addotte dalle autorità iraniane, l’episodio assume un chiaro valore politico e strategico, soprattutto se considerato alla luce del recente sequestro, da parte degli Stati Uniti, di una petroliera venezuelana accusata di trasportare greggio in violazione delle sanzioni americane e di alimentare, attraverso quei proventi, sia l’economia di Caracas sia quella iraniana. In questo senso, l’azione iraniana appare meno come un gesto arbitrario e più come una risposta indiretta a una politica statunitense che utilizza il controllo de...

Siria, verso l'abrogazione del "Caesar Act"

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  Negli ultimi giorni la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha votato favorevolmente per l’abrogazione del Caesar Syria Civilian Protection Act inserendo la misura all’interno del National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2026, un pacchetto legislativo di bilancio e politiche per la Difesa che ora dovrà essere approvato anche dal Senato e firmato dal Presidente per diventare legge effettiva. Ciò segna un punto di svolta rispetto alla strategia statunitense degli ultimi anni nei confronti della Siria. La storia del Caesar Act risale al 2019, quando il Congresso degli Stati Uniti approvò questa legge per imporre sanzioni molto ampie contro il governo di Bashar al-Assad e chiunque fosse considerato di supporto alle sue strutture militari, di intelligence o economiche. Il nome “Caesar” deriva dallo pseudonimo di un fotografo siriano dell’esercito che fuggì dal paese e portò fuori dal paese migliaia di immagini di torture e abusi nei confronti dei civili siriani, re...

La pace imposta: perché l’Europa si oppone?

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La guerra in Ucraina viene spesso presentata come un’eccezione nella storia, ma in realtà si inscrive in una dinamica antica: quella per cui la forza sul campo finisce per orientare i negoziati di pace. Eppure, nel caso ucraino, questa logica continua ad incontrare ostacoli politici, morali e giuridici che rendono ogni possibile “pace imposta” molto più controversa di quanto sia avvenuto in altri conflitti del passato. Le grandi guerre del Novecento, la guerra Iran-Iraq o perfino il recente conflitto lampo tra Israele e Iran hanno mostrato come le guerre “imposte” — cioè percepite come inevitabili o generate da pressioni esterne — trascinino gli attori in scenari che nessuno avrebbe scelto liberamente. Ma una “pace imposta” è diversa: non nasce dalla mancanza di alternative, bensì dal tentativo di negarle, costringendo una parte ad accettare condizioni dettate dall’altra e cristallizzando la vittoria momentanea della forza in un assetto duraturo. Nel caso ucraino, la tensione tra quest...

La NSS di Washington : la reazione cinese.

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La pubblicazione della nuova National Security Strategy da parte della Casa Bianca è stata accolta in Cina con una miscela di prevedibilità e inquietudine, una reazione che si è manifestata sia nelle pagine dei principali media vicini allo Stato, come il Global Times, sia nelle dichiarazioni ufficiali di portavoce governativi e rappresentanti militari. Nelle ore successive alla diffusione del documento, la stampa cinese ha immediatamente evidenziato come, ancora una volta, Washington collochi al centro della propria visione strategica la questione di Taiwan, interpretata non come un tema etico o politico, ma come un tassello funzionale a una più ampia architettura di contenimento della Cina. In un editoriale particolarmente esplicito, il Global Times ha affermato che “per gli Stati Uniti, Taiwan non è un’entità da tutelare in quanto ‘democrazia’, ma un asset strategico irrinunciabile per la sua centralità nella catena globale dei semiconduttori e per il suo ruolo geografico quale porta...

Ancora sulla NSS di Washington : la reazione russa.

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  La reazione ufficiale russa — e quella dei media vicini al Cremlino — alla pubblicazione della NSS è stata accolta con una certa soddisfazione: da un lato perché Washington sembra spostare il proprio baricentro strategico, declassando la Russia: il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che il fatto che la Russia non venga più “esplicitamente definita minaccia” è “positivo”, un segnale di discontinuità rispetto alle amministrazioni precedenti. Questo cambio di tono da parte degli Stati Uniti viene interpretato come un riconoscimento implicito di ciò che Mosca riteneva da tempo: che la guerra in Ucraina non può essere eternamente animata da un’ottica di conflitto per procura, ma va considerata come un dossier da affrontare — e, prima o poi, chiudere — anche per un ritorno a relazioni strategiche fra grandi potenze. Dall’altro lato, la sostanza del documento americano — come rilevano commentatori e fonti anche occidentali — mostra un mutamento nelle priorità: la NSS non...