COSCO e la riorganizzazione delle rotte marittime verso gli Stati Uniti:
Dall'ottobre dello scorso anno, il trasporto marittimo globale ha registrato uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi anni: la compagnia cinese COSCO Shipping, uno dei giganti del trasporto container nel mondo, ha avviato una revisione strutturale delle proprie rotte verso gli Stati Uniti per fronteggiare le nuove tariffe portuali statunitensi e un contesto geopolitico sempre più complesso.
Tra la primavera e l’autunno 2025, l’Office of the United States Trade Representative (USTR) ha definito un piano di port fees — oneri che scattano per le navi «di origine cinese»: ovvero quelle di proprietà, operative o costruite in Cina — che hanno preso ufficialmente il via dal 14 ottobre 2025.
Le tariffe si basano sulla stazza netta del vettore (net tonnage) o sul numero di container trasportati, e sono destinate a crescere gradualmente nei prossimi tre anni, con l’obiettivo dichiarato di controbilanciare l’influenza cinese nella cantieristica e nella logistica marittima globale.
Secondo le analisi più recenti:
$50 per tonnellata netta o più (per navi di armatori cinesi), con incrementi annuali in vigore fino al 2028;
$18 per tonnellata netta o $120 per container per navi costruite in Cina (a seconda di quale valore sia maggiore).
Queste dinamiche dei costi — possibili fino a $250-$500 per container nei primi anni di applicazione — hanno costretto molte compagnie di navigazione, in prima linea quelle cinesi, a rimodulare la propria strategia operativa.
Per COSCO Shipping Lines e la sua controllata OOCL, l’impatto potenziale delle port fees è significativo. Analisi di mercato suggeriscono che le tariffe potrebbero tradursi in centinaia di milioni fino a oltre un miliardo di dollari di costi aggiuntivi l’anno se non mitigate attraverso soluzioni di rete più efficienti.
In risposta all'aumente delle tariffe, il gruppo ha adottato una serie di aggiustamenti operativi:
-riorganizzazione delle rotte per ridurre chiamate dirette nei porti USA più costosi, privilegiando scali intermedi o hub regionali.
-scambio di navi con partner di alleanza, come CMA CGM nel quadro dell’Ocean Alliance, per impiegare tonnellaggio non cinese nelle tratte USA e mitigare l’onere delle tariffe.
-diversificazione geografica, con potenziale aumento di capacità verso altri mercati come Canada, Messico, America Latina e rotte intra-asiatiche, meno penalizzate dal nuovo regime tariffario.
COSCO stessa ha dichiarato che, nonostante le sfide portuali, intende mantenere servizi regolari e affidabili per il mercato statunitense, affinando la propria offerta commerciale e mantenendo tariffe competitive.
Ma è evidente che la riorganizzazione ha già avuto effetti visibili sui flussi commerciali:
nella West Coast, i porti come Los Angeles, Long Beach, Seattle e Tacoma sono stati più esposti alle riduzioni di traffico diretto dalla Cina, proprio perché tradizionalmente legati alle rotte transpacifiche principali.
nella East Coast e Sud-Est: porti come New York/New Jersey e Savannah stanno mostrando una maggiore resilienza, in parte perché alcune compagnie reindirizzano il traffico via Canada o Messico.
I timori da parte degli operatori portuali e e delle imprese logistiche sono quelli di un impatto non solo sui volumi containerizzati, ma anche sui costi di movimentazione e sui tempi di consegna nel mercato interno.
Ovviamente la diminuzione dei volumi e i maggiori tempi si riflettono negativamente sulla supply chain americana
I settori produttivi e distributivi statunitensi più esposti includono:
- Retail ed e-commerce (come Walmart, Target, Amazon), con un’alta dipendenza da merci di consumo importate via nave dalla Cina;
- Tecnologia ed elettronica, dove la componente produttiva asiatica resta centrale;
- Automotive e manifattura, con molte parti e componenti critici prodotti in Asia.
L’effetto di tariffe crescenti e disponibilità di capacità più limitata può tradursi in aumenti dei costi di trasporto, difficoltà di approvvigionamento e, a cascata, inflazione sui prezzi al consumo.
Queste misure si inseriscono in un contesto più ampio di tensioni commerciali USA-Cina, dove politiche tariffarie, incentivi all’industria marittima domestica e rivalità tecnologica giocano un ruolo crescente nelle scelte strategiche delle compagnie di navigazione e delle catene di approvvigionamento globali.
In particolare, il piano delle port fees è parte di una strategia più ampia degli Stati Uniti per limitare la dipendenza da sistemi logistici e infrastrutture controllati da attori considerati geopoliticamente avversari.
Il cambiamento in atto non è semplicemente operativo, ma riflette una nuova fase delle relazioni commerciali globali, dove le scelte tariffarie e le strategie logistiche si intrecciano con le dinamiche geopolitiche. COSCO — e con essa l’intero settore dello shipping transpacifico — è chiamata a trasformarsi per competere non solo sul mercato, ma anche in un quadro regolatorio in evoluzione.
La portualità statunitense, i grandi operatori marittimi e le catene di approvvigionamento globali osservano con attenzione: le rotte del futuro saranno, sempre più, il risultato di equilibri geopolitici, costi di trasporto e nuove logiche di rete.
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