Nelle ultime settimane la tensione tra Pakistan e Afghanistan governato dai Talebani si è trasformata in uno dei conflitti più pericolosi e meno raccontati dell’Asia meridionale. L’escalation è iniziata alla fine di febbraio 2026, quando il Pakistan ha lanciato diversi raid aerei oltre confine sostenendo di voler colpire basi del Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), il gruppo armato che da anni conduce attentati contro lo Stato pakistano e che Islamabad accusa di trovare rifugio in territorio afghano. Il governo talebano di Kabul ha respinto queste accuse e ha denunciato che gli attacchi hanno colpito villaggi, abitazioni e infrastrutture civili, definendoli una violazione della sovranità afghana. Da quel momento gli scontri sono rapidamente degenerati in una serie di bombardamenti, scambi di artiglieria e operazioni con droni lungo gran parte della linea di confine tra i due Paesi, soprattutto nelle province afghane di Khost, Paktika e Nangarhar e nelle aree tribali pakistane del Khyber ...
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Una guerra senza base, una potenza senza strategia
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C’è un paradosso che attraversa ogni grande guerra contemporanea: la superiorità militare non garantisce più la vittoria. Il confronto tra Stati Uniti e Iran ne è oggi una dimostrazione quasi didattica. Da un lato, la più potente macchina bellica del mondo; dall’altro, uno Stato regionalmente forte ma nettamente inferiore sul piano convenzionale. Eppure, il conflitto non evolve secondo la logica tradizionale che Trump e Netanyahu si aspettavano . Alla radice di tutto c’è un problema che precede il campo di battaglia: la legittimità. Un intervento militare che non nasce da un attacco subito né da un mandato internazionale si colloca in una zona grigia del diritto, ma chiarissima sul piano politico. È una guerra percepita da molti come preventiva, e quindi arbitraria. E quando una guerra parte senza una base solida, anche la sua conduzione ne risente: gli obiettivi si fanno sfumati, la strategia incerta, il consenso fragile. Gli Stati Uniti e Israele combattono con gli strume...
Dalla guerra contro l’Iran alla nuova competizione globale: Medio Oriente, Indo-Pacifico e il rischio di un conflitto mondiale
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La guerra scatenata dagli USA e Israele contro l’Iran non rappresenta soltanto l’ennesimo episodio di instabilità del Medio Oriente. È piuttosto un evento che rischia di accelerare una trasformazione geopolitica già in corso da anni: il passaggio da un ordine internazionale dominato da una sola potenza a un sistema sempre più competitivo e multipolare. La crisi iraniana agisce come una lente che rende visibili tensioni molto più ampie, che riguardano gli equilibri tra i paesi musulmani, la tenuta degli Accordi di Abramo, la rivalità tra Stati Uniti e Cina, e infine il vero epicentro strategico del XXI secolo: l’Indo-Pacifico e la questione di Taiwan. L’offensiva militare contro l’Iran ha immediatamente scosso l’equilibrio fragile che negli ultimi anni si era formato nel mondo musulmano. Per decenni il Medio Oriente è stato strutturato attorno a una rivalità quasi sistemica tra il blocco guidato dall’Arabia Saudita e quello legato all’Iran, una divisio...
La visione paranoica statunitense di guida del mondo.
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Dalla fine della II Guerra Mondiale nel 1945, il sistema internazionale è stato profondamente influenzato dalle scelte militari delle principali potenze globali. Tra queste, in primis , gli Stati Uniti e poi anche Russia (prima come Unione Sovietica ) e Cina hanno fatto ricorso alla forza militare in diversi momenti della storia contemporanea. Tuttavia, l’ampiezza geografica, la frequenza e la logica strategica degli interventi militari di queste tre potenze mostrano differenze significative che riflettono visioni differenti dell’ordine internazionale. Nel caso sovietico e poi russo, l’uso della forza è stato spesso legato alla difesa o al mantenimento dell’influenza in regioni considerate vitali per la sicurezza nazionale. Un esempio emblematico è l’intervento dell’Unione Sovietica in Afghanistan tra il 1979 e il 1989, quando Mosca decise di sostenere un governo comunista alleato minacciato da una crescente insurrezione. Il conflitto si trasfo...
La guerra sottomarina : la storia si ripete
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L’affondamento della fregata iraniana IRIS Dena da parte di un sottomarino della U.S.Navy nelle acque internazionali dell’Oceano Indiano costituisce uno degli episodi più inquietanti della guerra navale contemporanea. La conferma ufficiale dell’attacco da parte sia di Washington sia di Teheran rende impossibile relegare l’evento nel campo delle accuse propagandistiche o delle ricostruzioni contrastanti: una nave da guerra di uno Stato sovrano è stata individuata, colpita con un siluro e affondata in alto mare, con decine di marinai morti o dispersi. Un fatto del genere non accadeva, per mano americana, dalla seconda guerra mondiale, e proprio questo dato storico conferisce all’episodio un peso politico e morale che va ben oltre la pur grave dimensione militare. Dal punto di vista strettamente strategico, l’operazione dimostra l’enorme superiorità tecnologica e operativa della flotta subacquea statunitense. Un sottomarino nucleare è stato in grado di individuare, seguire e ...
L’attacco contro l’Iran e il nuovo equilibrio geopolitico
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L’attacco missilistico condotto da Stati Uniti e Israele contro l’ Iran segna uno dei passaggi più pericolosi degli ultimi anni nella politica internazionale. Non si tratta soltanto di un episodio militare, ma di un atto destinato ad avere conseguenze profonde sull’equilibrio geopolitico globale. Colpire direttamente uno Stato sovrano senza un mandato esplicito del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite significa infatti riaprire una questione fondamentale: quale spazio resta oggi al diritto internazionale quando le grandi potenze decidono di agire unilateralmente. La giustificazione strategica fornita da Washington e Tel Aviv, centrata sulla necessità di contenere il programma nucleare iraniano e neutralizzare una minaccia percepita come imminente, non cancella il fatto che l’uso della forza in queste condizioni rappresenti una grave escalation e rischi di destabilizzare ulteriormente una regione già attraversata da conflitti cronici. Le reazioni internazionali sono state immed...
Teheran avverte: non ingerenza o Dimona
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È inquietante assistere, nei titoli dei principali media internazionali e negli aggiornamenti dal fronte, a una guerra che già da giorni vede gli Stati Uniti e Israele come aggressori attivi contro la Repubblica Islamica dell’Iran, con bombardamenti su Teheran e altre città, attacchi che coinvolgono installazioni militari e infrastrutture strategiche e che hanno causato un pesante tributo di vittime civili. Le forze occidentali, guidate da Washington e Tel Aviv, stanno conducendo quella che molti osservatori descrivono come una campagna militare priva di un chiaro mandato legale e con obiettivi di cambiamento di regime, in violazione del principio fondamentale di non ingerenza negli affari interni di un altro Stato. In questo scenario bellico reale, quotidiano e in rapido deterioramento, la leadership iraniana ha lanciato un'avvertimento che segna una linea di rottura simbolica e psicologica nello scontro: se le operazioni statunitensi e israeliane contro l’Iran dovessero c...
COSCO e la riorganizzazione delle rotte marittime verso gli Stati Uniti:
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Dall'ottobre dello scorso anno, il trasporto marittimo globale ha registrato uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi anni: la compagnia cinese COSCO Shipping, uno dei giganti del trasporto container nel mondo, ha avviato una revisione strutturale delle proprie rotte verso gli Stati Uniti per fronteggiare le nuove tariffe portuali statunitensi e un contesto geopolitico sempre più complesso. Tra la primavera e l’autunno 2025, l’Office of the United States Trade Representative (USTR) ha definito un piano di port fees — oneri che scattano per le navi «di origine cinese»: ovvero quelle di proprietà, operative o costruite in Cina — che hanno preso ufficialmente il via dal 14 ottobre 2025. Le tariffe si basano sulla stazza netta del vettore (net tonnage) o sul numero di container trasportati, e sono destinate a crescere gradualmente nei prossimi tre anni, con l’obiettivo dichiarato di controbilanciare l’influenza cinese nella cantieristica e nella logistica marittima gl...
Solidarietà, resistenza e spazio pubblico: il caso palestinese tra diritto internazionale e censura del dissenso
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Nel dibattito pubblico contemporaneo sulla Palestina si è progressivamente affermata una dinamica preoccupante: la restrizione dello spazio legittimo di parola per chi esprime solidarietà al popolo palestinese o tenta di analizzare il conflitto al di fuori di cornici narrative rigidamente prescrittive. In numerosi contesti politici, mediatici e accademici, il sostegno ai diritti dei palestinesi viene sovente assimilato, in modo improprio e semplificatorio, a un sostegno alla violenza o al terrorismo, producendo un effetto di delegittimazione del dissenso che solleva seri interrogativi sullo stato della libertà di espressione nelle democrazie liberali. Questa tendenza appare tanto più problematica se collocata nel quadro del diritto internazionale, che da decenni qualifica la presenza israeliana nei Territori Palestinesi come una occupazione militare illegale, accompagnata da pratiche di colonizzazione, annessione de facto e discriminazione sistemica. Le risoluzioni del Consiglio di Sic...
La Cina, lo sviluppo e la ridefinizione dell’ordine economico internazionale
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Nel contesto di un’economia globale segnata da rallentamento strutturale, frammentazione delle catene del valore e crescenti tensioni geopolitiche, la traiettoria di sviluppo della Cina rappresenta un caso analitico di particolare rilievo. La resilienza dell’economia cinese non può essere compresa ricorrendo esclusivamente alle categorie del libero mercato, ma richiede un’analisi che tenga conto del ruolo centrale delle scelte politiche, della pianificazione strategica e della regolazione macroeconomica. In questo senso, l’esperienza cinese si colloca nella tradizione teorica che vede lo sviluppo come un processo storicamente situato e politicamente governato, piuttosto che come un esito spontaneo delle forze di mercato. Questa impostazione trova riscontro nei contributi classici dell’economia politica dello sviluppo. Friedrich List aveva già messo in evidenza come la costruzione di un sistema produttivo nazionale richieda protezione selettiva e intervento statale nelle fas...