La Muqāwama come fenomeno palestinese unico
La Muqāwama come fenomeno palestinese unico: storia, radici e il ruolo dell’“abbraccio popolare”
Il termine Muqāwama (resistenza) rappresenta uno dei concetti più profondi e complessi nella storia moderna del popolo palestinese. Non si tratta soltanto di un’azione militare o politica, ma di un fenomeno totale, che combina elementi culturali, sociali, religiosi e comunitari. La Muqāwama non è dunque solo la reazione all’occupazione, bensì un’identità collettiva, che ha trovato nel sostegno popolare – definito da teorici e militanti come al-Ḥāḍina al-Shaʿbiyya lil-Muqāwama al-Filisṭīniyya, ossia “l’abbraccio popolare della resistenza palestinese” – la sua fonte primaria, la sua linfa vitale e il suo principale scudo protettivo.
Analizzare la Muqāwama significa percorrere oltre un secolo di storia palestinese, dalla resistenza ai primi insediamenti sionisti nel periodo ottomano e mandatale, fino alle guerre, alle Intifade e alla contemporaneità, in cui la resistenza assume forme diversificate – armate, civili, culturali, digitali. In ogni fase, la partecipazione del popolo è stata decisiva: senza il suo sostegno, nessuna forma di Muqāwama avrebbe potuto sopravvivere.
1. Origini storiche della Muqāwama
Le radici della resistenza palestinese affondano già negli anni Venti e Trenta del Novecento, quando la popolazione araba di Palestina si mobilitò contro la colonizzazione sionista e la politica britannica del Mandato. Le rivolte del 1920, del 1929 e la Grande Rivolta Araba del 1936–1939 rappresentano le prime forme di Muqāwama organizzata. Già in queste fasi si osserva il ruolo fondamentale delle comunità locali: contadini, lavoratori e religiosi alimentavano la resistenza fornendo rifugio, risorse e legittimità ai combattenti.
La Nakba del 1948, che vide la distruzione di villaggi, l’espulsione di circa 700.000 palestinesi e la nascita dello Stato di Israele, trasformò la Muqāwama in un fenomeno di lungo periodo, strutturato sull’esilio e sulla memoria collettiva. Nei campi profughi di Gaza, Libano, Siria e Giordania la resistenza prese la forma di organizzazioni politiche e militari, ma soprattutto di una cultura della sopravvivenza trasmessa alle nuove generazioni.
2. La Muqāwama come identità collettiva
Nel corso degli anni Sessanta e Settanta, con la nascita dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e di movimenti come Fatah, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e successivamente Hamas e Jihad Islamica, la Muqāwama si articolò in correnti diverse. Ciascuna aveva una propria strategia, ideologia e base sociale. Tuttavia, tutte riconoscevano la centralità del sostegno popolare.
È in questo contesto che prende forma il concetto di al-Ḥāḍina al-Shaʿbiyya, l’“abbraccio popolare”: la consapevolezza che la resistenza palestinese non poteva dipendere soltanto da armi, leadership o aiuti esterni, ma dalla protezione del popolo stesso. Il villaggio che nasconde il combattente, la famiglia che accetta il rischio delle rappresaglie, la comunità che onora i martiri e sostiene i prigionieri: questo tessuto sociale costituisce l’infrastruttura invisibile ma decisiva della Muqāwama.
3. Le Intifade e la centralità del popolo
La Prima Intifada (1987–1993) segna un momento cruciale: la resistenza si manifesta in forma prevalentemente popolare e civile – scioperi, boicottaggi, proteste di massa, graffiti e reti clandestine di educazione. Qui la Muqāwama si esprime come fenomeno unico perché riesce a trasformare un popolo sotto occupazione in un soggetto politico collettivo. L’abbraccio popolare non è solo sostegno, ma partecipazione attiva: donne, giovani, lavoratori diventano protagonisti.
La Seconda Intifāḍa (2000–2005) introduce invece una fase più militarizzata, con attacchi armati e attentati suicidi, ma anche in questo contesto il sostegno popolare rimane decisivo. Nonostante le divisioni politiche e le difficoltà crescenti, le comunità palestinesi hanno continuato a fungere da rifugio, scudo e legittimazione per la resistenza.
4. La Muqāwama contemporanea: pluralità di forme
Nel XXI secolo, la Muqāwama non si limita all’aspetto militare. In Cisgiordania e a Gaza, essa si declina in resistenza armata, civile, culturale e digitale.
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Resistenza armata: gruppi come le Brigate al-Qassam (Hamas) e le Brigate al-Quds (Jihad Islamica) continuano a operare con il sostegno logistico e morale di una parte della popolazione.
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Resistenza civile e culturale: movimenti come il BDS (Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni) rappresentano forme non violente di lotta che hanno avuto eco internazionale.
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Resistenza quotidiana: il rimanere nei territori, coltivare la terra, ricostruire case demolite, insegnare la lingua e la storia palestinese sono pratiche di Muqāwama radicate nella vita di tutti i giorni.
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Resistenza digitale: i social media hanno dato voce alle nuove generazioni palestinesi, permettendo di documentare le violazioni, creare reti globali e mantenere viva la narrazione della causa palestinese.
Anche in queste forme, l’elemento unificante rimane l’abbraccio popolare: senza il popolo, nessuna strategia di resistenza può reggere nel lungo periodo.
5. L’abbraccio popolare come fonte e protezione
Il concetto di al-Ḥāḍina al-Shaʿbiyya lil-Muqāwama al-Filisṭīniyya non è un semplice slogan, ma una realtà che ha garantito la sopravvivenza della resistenza per oltre un secolo. Storicamente, la potenza militare e tecnologica israeliana avrebbe potuto annientare qualsiasi gruppo armato isolato. Ma ciò che ha reso la Muqāwama unica e durevole è la sua fusione con il corpo sociale palestinese.
Ogni casa che diventa rifugio, ogni comunità che protegge i propri giovani resistenti, ogni madre che accetta il sacrificio di un figlio caduto o incarcerato, ogni diaspora che invia sostegno materiale: tutto questo costituisce la rete invisibile dell’abbraccio popolare. È un sostegno che non solo fornisce protezione fisica, ma anche legittimità morale e identitaria.
Conclusione
La Muqāwama palestinese non è un fenomeno isolato né meramente militare: è un’esperienza storica e identitaria che si distingue dalle resistenze di altri popoli perché si fonda su una continuità secolare di sostegno popolare. L’“abbraccio popolare” è stato e rimane la fonte originale e il principale protettore della resistenza, garantendole sopravvivenza, radicamento e rinnovamento.
In questo senso, la Muqāwama è molto più che una strategia di lotta: è l’espressione viva di un popolo che, pur tra esilio, occupazione e oppressione, ha scelto di resistere non solo con le armi, ma con la vita stessa. La sua unicità sta proprio in questa fusione tra popolo e resistenza, tra lotta e identità.
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