Mediterraneo ad alta tensione


 Il Mediterraneo orientale si prepara a diventare teatro di una delle più delicate crisi diplomatico-militari degli ultimi anni. Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto e il premier spagnolo Pedro Sánchez hanno annunciato l’invio di unità navali per accompagnare la Global Sumud Flotilla (GSF), la missione civile che punta a portare aiuti umanitari a Gaza aggirando il blocco navale israeliano. Una decisione senza precedenti recenti, che innalza il livello di rischio a ogni miglio percorso.

La GSF è composta da imbarcazioni civili con a bordo attivisti, volontari e carichi di aiuti medici e alimentari. Obiettivo dichiarato: forzare simbolicamente il blocco israeliano e attraccare direttamente a Gaza. Israele, che considera ogni ingresso non autorizzato una minaccia alla propria sicurezza, ha già messo in guardia: nessuna nave raggiungerà le coste senza passare prima per i porti israeliani, dove i carichi verrebbero controllati.

Il ricordo è vivo: nel 2010 l’intercettazione della “Freedom Flotilla” provocò morti, feriti e un’ondata di condanne internazionali. La nuova missione rischia di riaprire quella ferita.

Il ministro Crosetto ha ordinato alla fregata Fasan, impegnata nel Mar Egeo, di dirigersi verso la flottiglia “per garantire assistenza e sicurezza ai cittadini italiani a bordo”. Alcune fonti giornalistiche segnalano che la fregata potrebbe essere affiancata dalla sua gemella Margottini. Dal canto suo, Sánchez ha annunciato la partenza da Cartagena della nave Furor, sottolineando che “la presenza spagnola ha uno scopo di protezione, non di conflitto”.

Queste mosse trasformano la missione da iniziativa civile a potenziale casus belli internazionale: due navi militari europee si troveranno a incrociare le rotte di un’operazione che Israele considera illegittima.

Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, navi militari che navigano in acque internazionali godono di immunità sovrana. Qualsiasi azione coercitiva di Israele contro unità italiane o spagnole sarebbe interpretata come una violazione della sovranità nazionale e potrebbe configurare un incidente diplomatico gravissimo.

Israele, tuttavia, invoca la legittimità del blocco navale in base al diritto di autodifesa, sostenendo che la flottiglia potrebbe celare contrabbando di armi a favore di Hamas. Una giustificazione che molti giuristi contestano, ricordando che le navi della GSF trasportano carichi umanitari e operano sotto osservazione internazionale.

Tre gli scenari possibili:


  1. Disturbo soft. Israele potrebbe limitarsi a sorvegliare la flottiglia con droni, mezzi navali e guerra elettronica, senza abbordaggi. Le navi europee avrebbero un ruolo di deterrenza e testimonianza, lasciando il braccio di ferro sul piano diplomatico.
  2. Abbordi e arresti. L’eventuale tentativo di sequestro di navi civili da parte israeliana, con cittadini italiani o spagnoli a bordo, aprirebbe una crisi senza precedenti: le navi militari sarebbero costrette, in relazione alle regole di ingaggio e all’immediatezza del pericolo in corso, a reagire direttamente o a chiedere a Roma e Madrid che, a loro volta, dovranno decidere se intervenire diplomaticamente o autorizzare l’uso proporzionale della forza con alto rischio di uno scontro diretto in mare.
  3. Compromesso negoziato. La pressione internazionale potrebbe spingere Israele ad accettare un compromesso: scarico dei carichi in porto israeliano, con supervisione europea e trasferimento degli aiuti a Gaza. Una soluzione che eviterebbe lo scontro, ma verrebbe letta dagli attivisti come una resa del principio di “rottura del blocco”.

L’opinione pubblica internazionale seguirà la vicenda metro per metro. Qualsiasi incidente, anche minore, rischia di trasformarsi in detonatore politico e di ridisegnare equilibri nel Mediterraneo. Se le navi europee riuscissero a garantire l’arrivo degli aiuti, si aprirebbe un precedente storico. Se invece prevalesse la linea dura israeliana, il conflitto tra diritto alla sicurezza e diritto all’assistenza umanitaria entrerebbe in una nuova fase.

Per ora, tra minacce, promesse e navi che solcano il mare, il Mediterraneo resta sospeso in un fragile equilibrio. La domanda che aleggia è semplice ma dirompente: che cosa accadrà quando le rotte della Global Sumud Flotilla e della marina israeliana si incroceranno?


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