Gli accordi bilaterali tra Unione Europea e Israele.

 





L’Unione Europea e Israele hanno relazioni strutturate da una serie di accordi bilaterali che si sono consolidati negli anni, soprattutto nell’ambito dell’Accordo di Associazione UE-Israele del 2000 (firmato nel 1995 ed entrato in vigore nel 2000). In sintesi, i principali strumenti giuridici e politici sono:

Accordo di Associazione UE-Israele (2000)

È il quadro giuridico principale delle relazioni bilaterali e prevede:

- Zona di libero scambio: eliminazione progressiva dei dazi su beni industriali e parte dei prodotti agricoli.

- Dialogo politico regolare: incontri ministeriali e parlamentari.

- Cooperazione in diversi settori: ricerca scientifica, istruzione, ambiente, lotta al crimine, energia.

- Clausola dei diritti umani: il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici è un elemento essenziale dell’accordo.

Piani d’Azione nell’ambito della Politica Europea di Vicinato (PEV)

Israele partecipa alla Politica Europea di Vicinato e i Piani d’Azione definiscono gli obiettivi concreti di cooperazione politica, economica e tecnica (ad es. modernizzazione normativa, convergenza con standard UE) 

Il piano del 2005 è stato sostituito nel 2013 da un Partenariato Prioritario (anche se i negoziati politici si sono raffreddati negli ultimi anni a causa della situazione israelo-palestinese).

Accordi settoriali e di cooperazione

- Ricerca e Innovazione: Israele partecipa ai programmi quadro UE (Horizon 2020, Horizon Europe), essendo uno dei partner più integrati al di fuori dell’UE.

- Aviazione: accordo sullo Spazio Aereo Comune (2013), che liberalizza i voli tra UE e Israele.

- Agricoltura e Prodotti industriali: protocolli che facilitano l’accesso reciproco ai mercati.

- Sicurezza e giustizia: cooperazione su lotta al terrorismo, criminalità organizzata e cyber-security.


Limitazioni e controversie. 

L’Unione Europea applica una distinzione netta tra:

- Israele entro i confini del 1967 (Stato riconosciuto), i cui prodotti beneficiano degli accordi commerciali;

- Insediamenti israeliani in Cisgiordania, Gerusalemme Est e Alture del Golan, che non rientrano negli accordi e quindi non hanno accesso ai benefici tariffari.

Ecco come funziona in pratica:

Base giuridica

- L’Accordo di Associazione UE-Israele contiene clausole territoriali: si applica solo al territorio dello Stato di Israele entro i confini del 1967.

- Le conclusioni del Consiglio UE ribadiscono costantemente che l’UE non riconosce la sovranità israeliana sui territori occupati.

Regole di origine doganali

Per beneficiare delle tariffe preferenziali UE, i prodotti devono presentare un certificato di origine (EUR.1) rilasciato dalle autorità israeliane.

A seguito di una controversia negli anni 2000, Israele ha dovuto introdurre un sistema che permette alle dogane europee di identificare se un prodotto proviene da Israele entro i confini del 1967 oppure da un insediamento.

In pratica:

- Se l’origine è Israele “riconosciuto”, si applicano le agevolazioni doganali.

- Se l’origine è un insediamento, le dogane UE applicano dazi pieni.

Etichettatura dei prodotti

Nel 2015 la Commissione Europea ha emanato linee guida sull’etichettatura.

Non basta scrivere “Made in Israel” se il prodotto proviene da un insediamento:

- Per i beni provenienti da insediamenti deve comparire l’indicazione “prodotto in Cisgiordania (insediamento israeliano)” o simile.

- Se invece è un prodotto palestinese proveniente da aree sotto l’ANP, l’etichetta deve indicare “prodotto in Cisgiordania (prodotto palestinese)”.

- L’obiettivo è garantire trasparenza per i consumatori, non un boicottaggio formale

Controlli pratici

Le dogane UE confrontano i codici postali israeliani indicati sui certificati di origine con liste fornite dalla Commissione.

Se il codice appartiene a un insediamento, l’origine “Israele” viene respinta e applicata la tariffa standard.


Principali iniziative e sviluppi recenti in ambito UE

- Febbraio 2025: Oltre 160 organizzazioni e sindacati hanno sollecitato la Commissione a vietare completamente il commercio con gli insediamenti, richiamandosi a un parere consultivo della Corte Internazionale di giustizia del 2024 che impone agli Stati di non avallare attività economiche nei territori occupati .

- Maggio 2025: 17 ministri degli Esteri su 27 hanno sostenuto una proposta dei Paesi Bassi per avviare una revisione dell’Articolo 2 dell’Accordo UE-Israele, che include il rispetto dei diritti umani come condizione essenziale per l’accordo .

Maggio 2025: L’Irlanda ha presentato un disegno di legge per vietare l’importazione di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani (es. datteri, arance, olive), diventando il primo Paese UE a farlo unilateralmente.

- Giugno 2025: Nove Stati membri (Belgio, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Svezia) hanno chiesto alla Commissione Europea di esaminare come far rispettare il diritto internazionale vietando il commercio con gli insediamenti israeliani nei territori occupati.

Settembre 2025 – Discorso sullo Stato dell’Unione:

La Presidente Ursula von der Leyen ha proposto una parziale sospensione dell’Accordo di Associazione con Israele, sancendo l’interruzione di finanziamenti bilaterali e l’adozione di sanzioni contro ministri estremisti e coloni  .

Ha inoltre annunciato la creazione di un “Palestine Donor Group” per sostenere la ricostruzione di Gaza  

Misure nazionali

Paesi Bassi: Hanno emanato un divieto d’ingresso nei confronti di due ministri israeliani di estrema destra, coinvolti nella promozione degli insediamenti  .

Germania: Ha annunciato la sospensione delle esportazioni di armi a Israele potenzialmente utilizzabili nella guerra a Gaza .


Purtroppo le proposte di sospendere accordi o bloccare importazioni da insediamenti trovano ostacoli significativi nella divisione tra Stati membri: Paesi come Germania, Italia, Austria e Ungheria difendono posizioni meno punitive mentre la pressione pubblica, le ONG e alcuni governi (come Irlanda e Paesi Bassi) spingono per un approccio più incisivo.

L’UE ha in effetti avviato revisioni e valutazioni legali, ma finora non ha adottato un divieto totale: speriamo che in un prossimo futuro possano concretizzarsi misure più incisive nei confronti di Israele. 



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