Gaza: c’è davvero carestia? Che cosa dicono i dati (e che cosa mostrano i video)
Gaza: c’è davvero carestia?
Mai come in questo momento i media occidentali concordano con i media del medio ed estremo oriente sul fatto che a Gaza ci sia la carestia e che occorrono azioni concrete per porvi rimedio piuttosto che inutili dichiarazioni di condanna. Per contro il governo di Israele diffonde video che intendono provare che a Gaza c’è cibo in abbondanza e che la popolazione di Gaza non soffrirebbe la fame.
La “carestia” non è uno slogan, è una classificazione tecnica. Viene stabilita dal sistema IPC (Integrated Food Security Phase Classification), un’iniziativa sostenuta da FAO, WFP, WHO e UNICEF, che usa soglie quantitative su mortalità, malnutrizione acuta e consumo alimentare. Il 22 agosto 2025 il Famine Review Committee dell’IPC ha confermato che la carestia è in corso nel Governatorato di Gaza e ha stimato un’espansione a Deir al-Balah e Khan Younis se l’accesso umanitario non migliora. Le stesse agenzie ONU (FAO-UNICEF-WFP-WHO) hanno diffuso una nota congiunta che parla di carestia confermata “per la prima volta” a Gaza.
A supporto, gli aggiornamenti OMS e UNICEF documentano un’impennata dei decessi e dei casi di malnutrizione: decine di morti per malnutrizione solo a luglio e migliaia di bambini trattati per malnutrizione acuta in un solo mese. In parallelo, un “snapshot” IPC di fine agosto riporta che la malnutrizione acuta globale (GAM) ha superato la soglia di carestia in parte del territorio.
Le principali testate e i capi delle agenzie umanitarie convergono: un recente intervento della direttrice del WFP Cindy McCain rileva che, malgrado un lieve aumento degli ingressi, gli aiuti sono “insufficienti a fermare la fame”; la stessa ha richiamato direttamente le autorità israeliane sulla necessità di accesso e sicurezza per i convogli.
Per contro, da mesi account governativi israeliani (COGAT, Ministero degli Esteri) e media vicini al governo diffondono clip di mercati “brulicanti”, scaffali pieni, ristoranti aperti per contestare i report ONU e accusare Hamas di “falsa narrativa della fame”. Il 25 agosto 2025 il portale governativo gov.il ha pubblicato una pagina dal titolo esplicito (“footage from Gaza disproves claims of food shortages”); a inizio agosto COGAT ha diffuso video simili, ripresi da testate come Jerusalem Post. In alcuni casi sono stati coinvolti influencer portati a visitare hub di aiuti sotto scorta militare.
Questa strategia comunicativa non è nuova: campagne e video analoghi circolavano già nei mesi precedenti. Fact-checker e redazioni “osservatori” hanno smontato clip che presentavano negozi e ristoranti isolati come “prova” che la carestia non esiste, spiegando perché immagini puntuali non confutano statistiche aggregate e condizioni d’accesso.
Infatti:
- la fame non colpisce in modo uniforme. L’IPC delimita aree e periodi: Gaza Governorate è in carestia ora; in Nord Gaza la gravità è stimata come uguale o peggiore, ma la mancanza di accesso limita persino le valutazioni. Un video girato in un quartiere con afflusso di merci non dice nulla sui blocchi, sugli accerchiamenti o sui settori dove l’accesso è negato o intermittente;
- anche quando il cibo entra, spesso non è accessibile: i prezzi schizzano, le famiglie hanno perso reddito, andare al mercato può essere pericoloso o logisticamente impossibile. Lo stesso WFP ha notato che qualche import commerciale ha abbassato alcuni prezzi, ma l’affordability resta “il” problema. I video mostrano prodotti, non prezzi o potere d’acquisto delle famiglie né la sicurezza degli spostamenti;
- i dataset OCHA sui valichi e gli aggiornamenti umanitari mostrano flussi molto inferiori ai fabbisogni e, in alcuni periodi, chiusure/limitazioni (ad es. Rafah dal 7 maggio 2024) con ricadute fino al 2025. Anche quando i camion arrivano al lato palestinese, distribuire su scala è altra cosa. Un breve filmato in una via mercantile non misura i volumi giornalieri né la copertura territoriale;
- più di un fact-checking indipendente ha bollato come fuorviante l’affermazione “nessuna fame a Gaza”. A fine luglio 2025, PolitiFact ha classificato “Pants on Fire” la frase di Netanyahu secondo cui “a Gaza non c’è fame”, richiamando i dati ONU su decessi da malnutrizione e la massa di evidenze fotografiche e mediche. In passato, contenuti ufficiali sono stati contestati per immagini fuori contesto. Questo storico di comunicazioni imprecise indebolisce la pretesa che brevi clip possano “smentire” rilevazioni epidemiologiche;
- per dichiarare (o negare) una carestia servono tassi di mortalità, prevalenza di malnutrizione acuta e consumi alimentari misurati con metodi standard. Le ultime serie (OMS/UNICEF/IPC) mostrano GAM oltre soglia, deceduti per malnutrizione in aumento, e centinaia di migliaia in Fase 5 (Catastrophic). Nessun montaggio video sostituisce questi indicatori.
Per quanto sopra si può oggettivamente concludere che la tesi secondo cui “a Gaza non c’è fame perché i mercati sono pieni” non regge alla verifica. È retoricamente efficace, ma metodologicamente fallace: seleziona frammenti visivi e li eleva a contro-prova contro indicatori epidemiologici robusti e convergenti (mortalità, malnutrizione, consumo). Le massime autorità tecniche (IPC/FAO/WFP/WHO/UNICEF) hanno confermato carestia in corso nel Governatorato di Gaza, con proiezioni di peggioramento; OMS e UNICEF riportano aumenti netti di decessi e casi pediatrici; OCHA documenta colli-di-bottiglia e limitazioni di accesso che spiegano perché “vedere cibo” non significa potervi accedere. Anche le valutazioni giornalistiche e di fact-checking più recenti smentiscono, con ampia documentazione, l’idea di “nessuna fame”. In sintesi, i video istituzionali israeliani possono testimoniare punti locali di disponibilità ma non sono prove contro la carestia: sono aneddoti, non indicatori.
Fonti:
- IPC / Famine Review Committee (22 agosto 2025) – conferma della carestia a Gaza e proiezioni.
- OMS e UNICEF (luglio–agosto 2025) – picco di morti per malnutrizione e migliaia di bambini trattati per malnutrizione acuta.
- WFP / Reuters e AP (fine agosto 2025) – aiuti ancora insufficienti; accesso e sicurezza restano il nodo.
- OCHA (dataset valichi, aggiornamenti) – flussi di merci, chiusure, difficoltà di distribuzione.
- Gov.il / COGAT / JPost (agosto 2025) – esempi della contro-narrazione video.
- France 24 Observers / PolitiFact (agosto–luglio 2025) – fact-checking su video e dichiarazioni.

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