Le flotte dello Zar nei porti americani: un episodio dimenticato della Guerra Civile
Le flotte dello Zar nei porti americani: un episodio dimenticato della Guerra Civile
Introduzione
Quando si pensa alla guerra civile americana (1861-1865), le immagini che riaffiorano alla memoria sono quelle di Gettysburg, delle marce di Sherman, di Lincoln che pronuncia il discorso di Gettysburg, o ancora dei generali Grant e Lee. Raramente, però, ci si ricorda di un episodio singolare che ebbe una grande risonanza internazionale: l’arrivo delle flotte russe nei porti di New York e San Francisco nell’autunno del 1863.
Fu un gesto che, per molti contemporanei, apparve come un sostegno diretto dell’Impero zarista alla causa dell’Unione. Sebbene la realtà fosse più complessa, l’effetto politico e psicologico di quella presenza fu enorme: essa contribuì a rafforzare la posizione di Abraham Lincoln e a scoraggiare possibili interventi europei in favore dei Confederati.
Il contesto internazionale della guerra civile
La guerra civile americana non fu soltanto un conflitto interno: dall’inizio ebbe una forte dimensione internazionale. L’Unione temeva l’intervento delle potenze europee, soprattutto della Gran Bretagna e della Francia. Entrambi i Paesi, legati economicamente al cotone del Sud, guardavano con interesse alle sorti della Confederazione.
Il pericolo più grave, nel 1862-63, era che Londra o Parigi riconoscessero ufficialmente il governo secessionista di Jefferson Davis, aprendo la strada a un’alleanza diplomatica e militare.
Nel frattempo, la Russia zarista, pur geograficamente lontana, non era indifferente agli sviluppi oltreoceano. L’impero russo, infatti, aveva da poco superato momenti critici: la sconfitta nella guerra di Crimea (1853-1856) aveva dimostrato la fragilità del suo apparato militare e la vulnerabilità della marina. Lo zar Alessandro II aveva avviato grandi riforme, inclusa l’abolizione della servitù della gleba nel 1861, ma temeva ancora un possibile scontro con la Gran Bretagna, la tradizionale rivale nell’Asia centrale e nel Baltico.
Proprio in quel clima nacque l’idea, da parte russa, di inviare due squadre navali oltreoceano.
L’arrivo delle flotte russe nel 1863
Nell’autunno del 1863, i cittadini di New York e San Francisco rimasero stupiti alla vista di possenti navi da guerra battenti bandiera russa che entravano nei loro porti.
A New York giunse la flotta dell’ammiraglio Stepan Lessovskij, composta da sei unità tra cui la fregata Alexander Nevsky. A San Francisco fece invece scalo la flotta del contrammiraglio Andrei Popov, forte di altre sei navi.
La popolazione accolse i marinai russi con entusiasmo: cortei, ricevimenti ufficiali, banchetti e celebrazioni si susseguirono per settimane. I giornali del Nord non tardarono a presentare la notizia come una prova di amicizia tra le due nazioni, quasi un’alleanza morale contro le potenze europee tentate di favorire i Confederati.
Non meno calorosa fu la risposta delle autorità americane. Il sindaco di New York e i rappresentanti del governo federale organizzarono eventi per sottolineare la solidarietà russo-americana. Persino il presidente Lincoln, pur non rilasciando dichiarazioni ufficiali, colse l’occasione per rafforzare l’immagine dell’Unione come potenza sostenuta a livello internazionale.
Le vere motivazioni russe
Se l’opinione pubblica americana interpretò la presenza delle flotte come un sostegno diretto alla causa unionista, la realtà diplomatica era più sfumata.
La Russia non era tanto interessata al destino degli Stati Uniti quanto alla propria sicurezza strategica. Tenere la flotta in porti americani significava sottrarla a un possibile blocco britannico o francese nel caso fosse scoppiata una nuova guerra in Europa.
In altre parole, lo zar non inviò le navi per aiutare Lincoln, ma per proteggerle. Nel 1863 infatti la Polonia era insorta contro il dominio russo, e non si poteva escludere un intervento anglo-francese in sostegno dei ribelli. In tal caso, la flotta russa, al sicuro nei porti americani, avrebbe potuto colpire le rotte commerciali britanniche nell’Atlantico e nel Pacifico.
Tuttavia, indipendentemente dalle reali motivazioni, l’effetto politico fu netto: l’opinione pubblica americana e gran parte della stampa videro in quella presenza un segno tangibile di solidarietà.
L’impatto sull’opinione pubblica e sulla diplomazia
Il 1863 era stato un anno cruciale. Dopo la vittoria unionista a Gettysburg e la caduta di Vicksburg, l’Unione stava gradualmente prendendo il sopravvento, ma il rischio di un riconoscimento internazionale dei Confederati non era ancora del tutto svanito.
In quel momento, vedere navi da guerra russe nei porti più importanti degli Stati Uniti ebbe un impatto psicologico enorme. Era come se un’altra grande potenza avesse preso posizione, anche solo simbolicamente, al fianco di Lincoln.
La stampa unionista parlò di “fratellanza tra popoli liberi”, e non mancò chi paragonò l’abolizione della servitù in Russia all’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti. Era un paragone forzato – visto che i contadini russi emancipati restavano vincolati da molte limitazioni – ma servì a rafforzare la narrazione di un comune percorso di emancipazione.
Sul piano diplomatico, l’effetto fu altrettanto importante: la Gran Bretagna e la Francia, già esitanti dopo la disfatta confederata a Gettysburg, compresero che un intervento a favore del Sud avrebbe potuto trascinare la Russia dalla parte dell’Unione, complicando enormemente i giochi di equilibrio internazionale.
La permanenza e il ritorno delle flotte
Le flotte russe restarono nei porti americani per mesi, suscitando curiosità e consolidando i legami tra le due nazioni. I marinai presero parte a eventi civili, furono ricevuti da associazioni e comunità locali, e perfino coinvolti in attività culturali e religiose.
A San Francisco, quando un incendio minacciò la città, i marinai russi si distinsero nell’opera di soccorso, guadagnandosi ulteriore simpatia da parte degli abitanti.
Con il passare del tempo, però, le tensioni europee si allentarono e la presenza delle flotte divenne meno rilevante. Nel 1864-65 le unità russe fecero ritorno in patria, senza aver sparato un colpo né preso parte diretta al conflitto americano.
Un’eredità simbolica
A livello militare, l’invio delle flotte non cambiò il corso della guerra civile americana. Nessuna battaglia fu influenzata dalla loro presenza e nessuna decisione strategica dipese da essa.
Eppure, sul piano psicologico e diplomatico, il gesto ebbe un peso notevole. L’Unione poté presentarsi al mondo come non isolata, ma sostenuta almeno moralmente da una delle grandi potenze del tempo. Ciò contribuì a scoraggiare le tentazioni interventiste di Londra e Parigi, che alla fine rimasero neutrali.
Inoltre, quell’episodio aprì un periodo di relativa vicinanza tra Russia e Stati Uniti. Negli anni successivi, i due Paesi trovarono un nuovo terreno di cooperazione: basti pensare all’acquisto dell’Alaska da parte degli Stati Uniti nel 1867, che avvenne proprio in un clima di fiducia reciproca.
Conclusione
L’arrivo delle flotte russe nei porti di New York e San Francisco durante la guerra civile americana è un episodio spesso dimenticato, ma di grande valore simbolico. Esso dimostra come anche un gesto dettato da interessi strategici propri possa avere conseguenze decisive sul piano diplomatico e propagandistico.
Per l’Unione di Lincoln, in un momento critico, l’ombra delle vele russe nei suoi porti significò sicurezza, prestigio e speranza. Per la Russia zarista, significò guadagnare tempo e proteggere la propria marina.
Nella memoria collettiva americana, rimase il ricordo di un’amicizia inattesa, in un’epoca in cui il destino delle nazioni si decideva non solo sui campi di battaglia, ma anche nelle acque dei porti lontani.

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