Gaza: crisi umanitaria e ruolo dell’Unione Europea e dell’Italia per fermare l’aggressione israeliana


                                           


Gaza: crisi umanitaria e ruolo dell’Unione Europea e dell’Italia per fermare l’aggressione israeliana
UN Photo/Shareef Sarhan

Introduzione
La Striscia di Gaza sta vivendo una delle peggiori catastrofi umanitarie della storia recente.
Gli ultimi bombardamenti israeliani hanno provocato centinaia di morti in poche ore, in un contesto già devastato da oltre dieci mesi di conflitto. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, più della metà degli ospedali è fuori servizio e le scorte mediche sono quasi esaurite. Gli aiuti entrano a singhiozzo, mentre la popolazione civile – oltre due milioni di persone – affronta fame, mancanza di acqua potabile e assenza di elettricità.
Il bilancio delle vittime supera le 60.000 persone, per lo più civili,  con migliaia di bambini tra i morti. Le autorità sanitarie locali segnalano anche decessi per denutrizione, soprattutto tra i più piccoli. Un’alta funzionaria dell’Unione Europea ha definito la crisi “molto simile a un genocidio”.
Di fronte a questo scenario, la comunità internazionale è chiamata a un’azione urgente e coordinata.

1. Il contesto a Gaza
L’offensiva israeliana, avviata dopo l’attacco di Hamas dell’ottobre 2023, ha superato da tempo i limiti di una risposta militare mirata, colpendo in modo sistematico infrastrutture civili: scuole, ospedali, impianti idrici. La densità abitativa di Gaza – una delle più alte al mondo – amplifica l’impatto di ogni bombardamento, rendendo quasi inevitabili le stragi di civili.
Gli sforzi diplomatici per un cessate il fuoco, guidati principalmente da Qatar, Egitto e Stati Uniti, non hanno finora prodotto risultati duraturi. Nel frattempo, Israele continua a bloccare l’accesso di aiuti umanitari in quantità sufficiente, aggravando la crisi alimentare e sanitaria. 

2. Come dovrebbe intervenire l’Unione Europea
L’UE ha condannato ufficialmente la situazione, chiedendo un cessate il fuoco immediato e l’apertura dei valichi per gli aiuti. Tuttavia, le misure concrete sono rimaste limitate. Per essere efficace, l’Unione dovrebbe adottare una strategia multilivello:
a) Sanzioni mirate
 • Sospendere l’Accordo di Associazione UE–Israele, invocando la clausola sui diritti umani (art. 2).
 • Colpire con sanzioni individuali i leader politici e militari responsabili delle operazioni, nonché le imprese coinvolte nella produzione di armamenti e negli insediamenti.
b) Embargo unificato sulle armi
 • Ispirarsi alla decisione della Germania, che ha sospeso le forniture, estendendola a tutti i Paesi membri.
c) Aiuti umanitari su larga scala
 • Potenziare corridoi marittimi e aerei per gli aiuti.
 • Creare canali logistici sicuri e permanenti, coordinati con ONU e Croce Rossa.
d) Sostegno legale internazionale
 • Appoggiare le indagini della Corte Penale Internazionale e il parere della Corte Internazionale di Giustizia sull’illegalità dell’occupazione.
e) Iniziativa politica per una pace duratura
 • Lavorare con attori regionali per rilanciare una soluzione negoziata basata su due Stati.
 • Coinvolgere l’Autorità Palestinese come interlocutore principale.

3. Il ruolo strategico dell’Italia
L’Italia, terza economia dell’UE e membro fondatore, ha il potenziale per influenzare la politica comunitaria. Per spingere Bruxelles verso misure concrete, il governo italiano potrebbe:
a) Agire nel Consiglio dell’UE
 • Proporre formalmente la revisione dell’Accordo di Associazione.
 • Sostenere un embargo unificato sulle armi.
 • Coordinarsi con Paesi già critici verso Israele, come Francia, Spagna, Irlanda e Belgio.
b) Riorientare la politica bilaterale
 • Sospendere licenze e forniture militari.
 • Condizionare la cooperazione tecnologica e scientifica al rispetto del diritto internazionale.
c) Coinvolgere il Parlamento
 • Promuovere mozioni bipartisan per un cessate il fuoco.
 • Istituire commissioni d’inchiesta su fondi e forniture militari.
 • Usare queste posizioni come mandato negoziale in sede UE.
d) Rafforzare il contributo umanitario
 • Offrire navi e corridoi per gli aiuti.
 • Organizzare evacuazioni mediche.
 • Accogliere feriti palestinesi per cure temporanee.
e) Allinearsi al diritto internazionale
 • Sostenere attivamente le decisioni della CIJ e della CPI.
 • Usare la legalità internazionale come base per la politica estera.
f) Diplomazia mediterranea
 • Convocare incontri straordinari UE–Lega Araba.
 • Mediare con Egitto, Qatar e Giordania per sbloccare canali umanitari.
 • Offrire Roma come sede per negoziati di pace.

Conclusione
Gaza è oggi l’epicentro di una tragedia che interpella non solo le coscienze, ma anche la credibilità politica dell’Europa.
L’Unione Europea dispone degli strumenti per fermare l’aggressione israeliana: sanzioni, embargo, pressione diplomatica e azione umanitaria. Ma serve la volontà politica di usarli.
L’Italia, grazie alla sua posizione geopolitica e al suo peso diplomatico, può essere l’attore decisivo per trasformare le dichiarazioni di principio in politiche concrete.
Rompere l’ambiguità, costruire alleanze interne all’UE e mettere in campo azioni tangibili significa non solo difendere i diritti umani a Gaza, ma riaffermare il ruolo dell’Europa come garante della pace e della legalità internazionale.

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